Il senso di colpa tra le mamme che lavorano è molto diffuso e frequente. Nel senso comune essere madre e donna in carriera non sono due ruoli compatibili, anzi, sono visti in contrasto tra loro. Spesso infatti ci si chiede “ma sarò lo stesso una buona madre? Forse avrei dovuto restare a casa con lui/lei per più tempo” e ancora ” chissà se mi riconoscerà lo stesso come sua madre.” Secondo il Pew Research Center, il 41% delle persone crede che l’aumento del numero delle mamme lavoratrici sia un’aspetto negativo, mentre solo il 22% ne sostiene la positività.

La ricerca dice a chiara voce: la felicità di un figlio non dipende dalla scelta materna di lavorare o meno

Tra anni ’80 e ‘90 alcuni studi riportavano intensi benefici per i bambini al di sotto dei primi anni d’età che avevano una madre che non lavorava. Tuttavia, questi benefici erano a breve termine e nel giro di  tre o quattro anni tendevano a scomparire. Più recentemente, nel 2010, un gruppo di psicologi ha esaminato tutti gli studi che negli ultimi 50 anni consideravano gli effetti di mamme lavoratrici sui figli piccoli. Da questo lavoro emerge come l’essere una madre lavoratrice durante la prima infanzia non abbia conseguenze sul funzionamento del bambino.

Più nello specifico, il successo/insuccesso scolastico e problemi comportamentali nel bambino (es. aggressività), sia nel breve che nel lungo termine non sono legati alla scelta del genitore di riprendere una vita lavorativa. Anzi, i bambini figli di madri lavoratrici sviluppano maggiori competenze cognitive secondo le loro insegnanti e minori problematiche emotive (es ansia).

Ci sono alcune eccezioni nelle quali il lavoro potrebbe invece avere delle ripercussioni sulla relazione mamma-bambino e, di conseguenza, su alcuni aspetti del suo sviluppo. Quando ad esempio:

  • La madre non è supportata da un compagno;
  • La famiglia ha uno scarso supporto da parte delle rispettive famiglie d’origine (nonni, zii etc..);
  • La madre sperimenta continuo stress e pressioni lavorative;
  • La madre è  “costretta” a lavorare perché in condizioni economiche sfavorevoli e/o  non ha una posizione lavorativa da lei ritenuta gratificante.

Ultima condizione, ma non in ordine d’importanza, è la seguente: con chi resta tuo figlio? Quando il bambino viene affidato a persone che non forniscono delle cure appropriate e di qualità per la sua crescita, questo è un problema. Perciò si rileva necessario valutare e scegliere con attenzione l’asilo nido, non tanto in base alle mode del momento (montessoriano, piagetiano o quel che è), ma basandosi sulla conoscenza diretta delle persone che si prenderanno cura del bambino. Questo argomento così delicato merita però di essere trattato in un articolo a parte.

I benefici per il bambino di una madre lavoratrice

Quest’anno si è concluso uno studio che ha visto coinvolti 100000 genitori di 29 Paesi diversi. Le conclusioni riportate sottolineano come i bambini cresciuti con un modello di madre lavoratrice da adulti:

  • sono più propensi a trovare un impiego;
  • sono più propensi all’assunzione di responsabilità sul luogo di lavoro;
  • lavorano un maggior numero di ore e hanno stipendi migliori;  
  • i figli maschi trascorrono maggior tempo dedicato al prendersi cura della loro famiglia, mentre le figlie femmine spendono meno tempo nelle faccende domestiche.

Quando tornare al lavoro?

Un’altra domanda cruciale riguarda il quando riprendere l’attività lavorativa. L’analisi di 69 studi pubblicati nell’ultima metà di secolo, ci dice che il periodo ottimale per il rientro al lavoro sarebbe verso il compimento del primo anno di vita del bambino. Spesso questo non è compatibile con le necessità delle famiglie. Quindi, sempre se c’è la possibilità, prima del 12° mese sarebbe ideale riprendere in maniera graduale il ritmo lavorativo, per poi incrementare.

Il messaggio importante che la ricerca fa passare è:  ben venga essere mamma casalinga se è una scelta consapevole ed è quello che vuoi per te stessa. Se scegli di stare a casa come “sacrificio” per il bene del bambino, per crescere un figlio più felice, educato e sano, mi spiace, ma per ora e fino a prova contraria non ci sono evidenze per sostenere questo. Se invece  vuoi prendere la scelta di fare un lavoro che ti appassiona, fallo! Tuo figlio starà bene ugualmente. Ci sono molti modi per essere una buona madre, e certamente essere una madre lavoratrice e soddisfatta di ciò che fa è uno di questi.

Bibliografia

Lucas-Thompson R., Goldberg W. & Prause J. (2010). Maternal work early in the lives of children and its distal associations with achievement and behavior problems: a meta-analysis. Psychological Bullettin, 136 (6), p. 915-942.

McGinn K., Castro M. & Long Lingo E. (2018). Learning from mums: cross-national evidence linking maternal employment and adult children’s outcomes. Work, Employment and Society, 33(3).