Durante la gravidanza la donna (e la coppia) va incontro a innumerevoli cambiamenti: corporei, relazionali, emotivi e cognitivi. Già a partire dai primi mesi la donna assiste a continue e spesso benevole” invasioni di campo”. Riporto qui alcune situazioni tipiche:

“Gli amici continuano a darci suggerimenti sui possibili nomi del bambino, e io non so come far loro capire che abbiamo già scelto il nome Pietro e non abbiamo bisogno di altri consigli. Non vorrei offenderli, ma allo stesso tempo ne ho piene le scatole”

“Alcuni parenti mi toccano di continuo la pancia e a me spesso infastidisce, soprattutto perché non mi chiedono il permesso. Basterebbe solo che mi dicessero “posso?” e per me non ci sarebbero problemi. Quando capita, sto zitta anche se a volte sono veramente infastidita.”

“Mia madre dice di continuo che dovrei smettere di lavorare adesso (6 mese). Allora io sbotto ogni volta e le dico di farsi i fatti suoi e che se inizia a rompere da adesso il nipote non lo vedrà proprio!”

“A volte avrei bisogno di riposare perché mi sento stanca. Ma ho tanti lavori da fare in casa e non so come chiedere aiuto al mio compagno, che torna tardi la sera.”

Questi sono solo pochi dei tanti esempi di nuovi scambi comunicativi che emergono a partire dalla gravidanza, per poi proseguire ed evolversi soprattutto nei primi anni di vita del bambino.  Alcuni sono portati a pensare che gli altri capiranno prima o poi di dover stare al loro posto. Invece, se aspettiamo o pretendiamo che siano gli altri a cambiare il loro modo di relazionarsi con noi, ahimè, sarà un’attesa che durerà tutta la vita. Infatti, non possiamo delegare agli altri la responsabilità del cambiamento, così come non possiamo delegare agli altri il merito o la colpa della nostra felicità o infelicità.

La  gravidanza ci introduce ad un nuovo ruolo che avremo nella nostra vita: l’essere mamme (o papà). Tutti noi abbiamo un prevalente modo di comunicare con gli altri (stile comunicativo), e questa modalità non solo spesso rimane la medesima, ma verrà amplificata dall’imminente maternità/paternità.

Nuovi ruoli, nuove sfide assertività in gravidanza

In particolare, le donne con uno stile comunicativo prevalentemente passivo cercheranno ad ogni costo di evitare i conflitti con il compagno, la suocera, gli amici etc… Perciò, faranno fatica a difendere i propri diritti, rendere chiari i propri bisogni, pensieri ed emozioni, tenderanno a subire le scelte degli altri o ne saranno fortemente condizionate/influenzate. In questo caso le pressioni sociali si faranno molto forti e influenzeranno il nostro modo di essere genitori, spesso senza che ce ne accorgiamo.

Ad ogni modo, saremo probabilmente allontanate dalla possibilità di scegliere quale genitore vogliamo essere e faremo molta fatica a porre dei limiti agli altri, facendo rispettare noi e le nostre scelte.

Allo stesso modo, altre persone hanno uno stile comunicativo prevalentemente aggressivo:  tendono ad imporre il proprio punto di vista senza tener conto di quello dell’altro, sono percepite come poco prevedibili, irascibili e raramente chiedono scusa. Anche questo modo di comunicare, se messo in atto di frequente, porta con sé alcuni svantaggi. Ne sono degli esempi: non chiedere consigli e accettare critiche costruttive da parte dei nostri cari, pretendere che il nostro modo di essere mamme e papà non venga mai messo in discussione da altri e via dicendo.

Stile passivo, aggressivo o assertivo

Che fare quindi?

Per  affrontare al meglio i cambiamenti che avvengono anche nella relazioni, è estremamente utile per i genitori sviluppare uno stile comunicativo assertivo.

L’assertività è: “la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni, senza prevaricare né essere prevaricati. La persona che riconosce i diritti propri e altrui è pronta ad ascoltare il punto di vista espresso dal suo interlocutore e ad esprimere il proprio disaccordo, mantenendo il totale rispetto nei suoi confronti” (Baggio, 2013).

In questo modo le mamme e i papà saranno in grado di :

  1. esprimere efficacemente ciò di cui hanno bisogno o ciò che pensano, provano e desiderano.
  2. Porre dei limiti alle continue “invasioni di campo” e non farsi influenzare eccessivamente nelle scelte genitoriali.
  3. Rispettare i propri diritti e quelli altrui, tenendo conto di sé  e delle altre persone.
  4. Gestire le critiche più o meno costruttive
  5. Non sentirsi sopraffatti da emozioni e pensieri poco utili come “ mi dicono cosa dovrei fare, si vede che non sono capace e che non valgo niente”

Quindi, sviluppare un modo di comunicare più assertivo e meno aggressivo e passivo, aumenterà le possibilità di mantenere relazioni positive, una buona immagine di noi stessi e prendere scelte genitoriali consapevoli.

Bibliografia

Baggio, F. (2013). Assertività e training assertivo. FrancoAngeli.